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IL FINANZIERE CIABATTINO CHE
DETTE IL NOME AD UN PAESE
La singolare storia del Sottobrigadiere Giovanni Borsetti, sconosciuto
ai più, ma il paese a cui diede il nome è noto
anche all'estero: Casalborsetti. |
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Certo non sono tanti coloro
che conoscono la storia della nascita del paese, oggi perla
del turismo dell'Adriatico: Casalborsetti, né tantomeno
che il suo nome lo si deve ad un Finanziere per di più,
ciabattino.
Nato a Goro il 16 aprile 1828,
Giovanni Borsetti, detto "Zanetto", entrato ancor
giovane nella Guardia di Finanza, o per meglio dire, nella
Guardia Doganale, gli venne assegnato il compito di custodire
un capanno in muratura denominato "Casello speranza governativo",
costruito dall'amministrazione doganale, quale luogo di sosta
e rifugio dalle intemperie per le pattuglie che presidiavano
il litorale a nord di Porto Corsini, e naturalmente come riparo
durante le perlustrazioni dello stesso Borsetti. Questo fu
il primo nucleo di ciò che sarebbe diventata a meno
di cinquant'anni dalla sua morte, Casalborsetti. Egli neppure
lontanamente pensava che quel suo solitario casale sarebbe
diventato il perno di un paese che vi sarebbe cresciuto attorno,
quando si spense a Marina di Ravenna il 15 aprile 1906.
Quella zona venne chiamata
"Casale Borsetti" già dal 1917, ma l'ufficializzazione
avvenne solo nel 1962, quando "Casalborsetti" sarebbe
divenuto un toponimo famigliare anche a parecchi turisti esteri
e non soltanto a residenti locali.
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Una certa fama, durante la
sua vita, Giovanni Borsetti che nella Guardia Doganale raggiunse
il grado di Sottobrigadiere, la dovette più alla sua
abilità di ciabattino che ad altro, infatti la sua
perizia nel rattoppare scarpe di marinai e pescatori portocorsinesi,
ma anche di passaggio, divenne proverbiale, tant'è
che, una volta in pensione, continuò con profitto e
perizia questa sua attività.
Oggi, nella sua piccola abitazione,
restaurata e tuttora esistente, spicca un cimelio di tutto
riguardo, il suo martello "storico", quasi ad insegna
del suo padrone: un finanziere ciabattino.
[Federico CONTRI]
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